VARESOTTO DA GUSTARE
Di
Sergio Redaelli
Macchione Editore
Pagine: 120
Anno: 2006
Prezzo: 15€
Gli specialisti del Basso Varesotto che coltivano le pregiate varietà di patate gialle, bianche e rosse, speciali da friggere, negli ultimi campi rimasti ad Uboldo, Origgio, Saronno e Caronno Varesino. Gli orti di Casbeno da cui escono il celebre lattughino e i gonfi e saporiti pomodori cuore di bue. Gli ultimi mulini a pietra di Gallarate, Arsago Seprio e Albizzate che producono e vendono le farine speciali di segale, mais e grano tenero per fare la polenta e il pane comune.
Sono alcune curiosità contenute nella guida
"Varesotto da gustare" di Sergio Redaelli
(Macchione Editore, 120 pagine, 15 euro),
che propone dodici itinerari per turisti
golosi fra le brughiere dell'Alto Milanese,
la sponda fiorita del lago Maggiore e il
confine con la Svizzera. La guida contiene
oltre 350 indirizzi ed è il primo censimento
dei prodotti e dei produttori di specialità
tipiche varesine.

Per chi vuole concedersi una gita fuori
porta diversa dal solito, ci sono tutti gli
indirizzi delle goloserie più note (asparagi
di Cantello e pesche di Monate, salumi,
miele d'acacia e di castagno, formaggi di
capra della Valcuvia e del Luinese, vini e
grappa di Angera, pesci di lago, dolci e
liquori del Sacro Monte); ma anche le
produzioni più rare e poco note: il latte di
fattoria, il riso, il pane fresco di forno e
gli ultimi molini, le bistecche con la
patente di rintracciabilità, le corti
dell'oca, lo stracchino, le erbe
commestibili, la birra e il cioccolato di
Induno Olona, i torroni al miele, i lamponi,
la frutta fresca.
Insomma, in poche pagine tutto l'Eden delle
Prealpi. Senza dimenticare i fiori della
sponda lombarda del lago Maggiore (di cui
siamo eccellenti produttori), l'offerta
agrituristica e i maneggi ippici del Basso
Varesotto.
"I dodici itinerari sono illustrati con le
cartine a colori di Paola Monestier e con
numerose foto - spiega l'autore - Per ogni
azienda ho indicato il nome del produttore,
l'indirizzo, il tipo di produzione e, nei
casi più complicati, la strada per
arrivarci. Dov'era possibile, ho raccolto le
storie e le tradizioni della cultura
agricola varesina, per esempio le tecniche
di pesca sui nostri laghi o i piccoli
segreti delle produzioni artigianali
raccontati dai diretti protagonisti. Quando
nel '99 iniziai ad indagare sulle tradizioni
vinicole nel Varesotto con il libro 'Quando
a Varese c'era il vino' e più tardi, nel
2002, a ricostruire la storia delle
produzioni tipiche con il libro 'Varese
golosa', sempre per l'editore Macchione,
trovai un'assoluta scarsità di materiale,
pochi ritagli di giornale sparsi nelle
biblioteche pubbliche, qualche vecchio
articolo e nient'altro".
Era un patrimonio tutto da ricostruire,
trascurato per non dire dimenticato. Non
solo sulla carta.
"In dieci anni, dal 1990 al 2000, la superficie coltivata nel Varesotto si è ridotta del 33% e il numero delle aziende agricole è crollato del 57% - dice Redaelli - La provincia è il fanalino di coda della Lombardia con appena il 18% della superficie agricola utilizzata, contro una media regionale del 60%. Però, adesso, c'è un'inversione di tendenza, gli amministratori pubblici mostrano una diversa sensibilità verso i problemi dell'ambiente e la gente è interessata alla riscoperta dei valori della terra. Dopo anni d'abbandono, il settore agricolo mostra incoraggianti segni di vitalità. Il numero delle aziende del settore è aumentato nel 2005 del 7,7% per un totale di 2269 imprese con centinaia di addetti, considerando anche l'indotto ".
Eppure,
c'è ancora chi sostiene che il Varesotto non
abbia una produzione agroalimentare tipica
degna di nota, che manchino qualità e
numeri, insomma che si tratti solo di
un'operazione d'immagine. Sono accuse
giustificate?
"E' vero che queste produzioni erano state in parte abbandonate. In qualche caso rischiavano di estinguersi come gli asparagi di Cantello o le pesche di Monate - spiega il responsabile del settore agricolo della Camera di commercio, Fernando Fiori - Ma il fatto che di recente siano state riconosciute la Dop (denominazione di origine protetta) al gorgonzola e alla formaggella del Luinese, la Igt (indicazione geografica tipica) ai vini Ronchi Varesini e che stiano per essere ufficialmente riconosciuti il miele e i salumi dimostra che ci sono sia i numeri sia la qualità".
In effetti, finalmente qualcosa si muove. Le
troupes televisive di Linea Verde e di altri
programmi televisivi nazionali che
incominciano a dedicare spazi ai formaggi e
ai salumi del Varesotto, la costante
attenzione dei mass media e delle tv locali,
come il bel programma di Alessia Zaccari
"Varese Natura", su Rete 55, sono il segnale
che la strada imboccata è quella giusta.

A Cantello, c'è stata un'importante ripresa
produttiva dopo decenni tirati a campare,
con gli asparagi che arrivavano nei
ristoranti del paese e alla sagra di
primavera da altre località fuori provincia.
"Oggi - dice il produttore Franco Catella -
una fitta segnaletica stradale guida il
turista verso le aziende dove si possono
acquistare gli asparagi locali che, secondo
la tradizione, furono assaggiati addirittura
da Giulio Cesare".
Anche il vino è al centro di un'autentica
rinascita. Nel 2005 è stata ottenuta la Igt
Ronchi Varesini e stanno aprendo nuove
Cantine un po' dappertutto, Angera e
Golasecca, Ranco, Sesto Calende, Morazzone e
Azzate. Ci sono interessanti progetti a
Viggiù, Varese e al Sacro Monte.
Franco Berrini, uno dei principali
produttori d'Angera, è passato dalle 13 mila
bottiglie del 2004 alle 18 mila di
quest'anno. "Ora - dice il produttore - sto
siglando accordi per aprire nuovi vigneti
nell'area compresa tra Angera, Ranco, Taino
e Sesto".
Molti sono sorpresi che il Varesotto riveli
all'improvviso tutta questa predisposizione
alla viticoltura. Ma la storia dimostra il
contrario: a metà '500 il cardinale Carlo
Borromeo si faceva mandare il vino in botte
a Roma dal castello di Frascarolo, in
Valceresio e il poeta dialettale milanese
Carlo Porta, nell'800, tesseva le lodi dei
vini di Trade, Busto e Angera.
Secondo i climatologi dell'Università
Statale di Milano, le colline intorno al
lago di Varese hanno un clima più caldo e
favorevole perfino di quello di Reims in
Francia, che è la patria dello champagne.
Il merito della riscoperta del Varesotto
agricolo va agli stanziamenti fatti in
questi anni dall'amministrazione
provinciale, dalla Camera di commercio e al
lavoro svolto dalle università, dalle
organizzazioni agricole e dai mass media.
Oggi, grazie all'impegno di tutti, il
patrimonio agroalimentare tipico prealpino
incomincia finalmente ad avere una memoria
storica e i varesini a riconoscerla.

Naturalmente la possibilità di rilanciare le
produzioni tipiche dipende dalla
salvaguardia del territorio. L'assessore
provinciale all'agricoltura Bruno
Specchiarelli ha giustamente lanciato un
messaggio ad Agrivarese ai 141 sindaci delle
Provincia: "Giù le mani dai pochi terreni
agricoli rimasti - ha detto - Se volete
costruire, usate le aree dismesse invece di
lasciarle andare al degrado".
Per i nostri prodotti tipici, insomma, ci sono buone prospettive di crescita, anche se non sempre è facile restare sul mercato. Il caseificio Aristeo di Rancio Valcuvia, per esempio, per due anni consecutivi ha vinto premi importanti alla fiera di Milano con prodotti che s'ispirano ai grandi formaggi francesi tipo Camembert. "Oggi incontro qualche difficoltà a trovare la materia prima, il latte di capra - confessa il produttore Paolo Satta - Ma non mi arrendo".
Tratto da VARESEFOCUS
Per
informazioni:
Macchione Editore
www.macchione.it
Sergio Redaelli
redser@libero.it