L'ANIDRIDE SOLFOROSA
L’anidride solforosa (SO2) è l’unico antisettico permesso in enologia.
Ha diverse effetti:
• antiossidante: protegge il vino dall’ossigeno dell’aria (il vino infatti è un
composto ossidabile)
• solubilizzante: facilita l’estrazione dalle bucce delle sostanze coloranti
• potere coagulante : favorisce la sedimentazione dei composti colloidali dei
mosti
• effetto antisettico: inibisce lieviti, batteri ed attua anche un’azione di
selezione sui lieviti
• effetto miglioratore delle proprietà organolettiche: permette di conservare la
freschezza dell’aroma.
Per solfitare si utilizzano principalmente i cosiddetti solfitometri che
contengono SO2 liquida, oppure il metabisolfito di potassio che è un sale
dell’acido solforoso. La quantità di SO2 da utilizzare dipende da molti fattori
ed ogni vasca ha bisogno di un diverso quantitativo.
Nella moderna enologia l’utilizzo di molte nuove tecniche, ha portato
all’utilizzo sempre minore di questo antisettico che però rimane importantissimo
in alcune fasi della vinificazione.
Ovviamente il suo impiego è soggetto a leggi che ne regolano le dosi. In Italia
per i vini destinati al consumo diretto il limite massimo è fissato a 200 mg/l.
Se la dose di SO2 immessa è troppo elevata il vino assumerà un sapore ed un
odore pungente ed un retrogusto non gradevole.
Nel vino l'anidride solforosa si trova sotto due forme: libera e combinata; la
loro somma dà l'anidride solforosa totale. La SO2 libera è la più importante in
quanto è quella che esplica principalmente l’azione antisettica ed
antiossidante.
Il suo tenore deve essere sempre intorno ai 15-20 mg/l e bisogna tenerlo
controllato in quanto tende a diminuire. Il tasso di SO2 combinato aumenta
quando si solfita e diminuisce quando diminuisce la solforosa libera.