VINO TAROCCATO: ARRIVA DALLA GENOMICA L'ARMA ANTI-CONTRAFFAZIONE

Sarà il Dna a stabilire la vera carta di identità del vino. Un'arma infallibile per smascherare le contraffazione, piaga che l'Italia conosce bene, essendo uno dei Paesi più flagellati dall'agropirateria. A darne notizia è il sito Vitisphere, secondo cui un'equipe dell'istituto francese Inra-Montpellier sta mettendo a punto un innovativo sistema di identificazione dei vini partendo direttamente dall'esame molecolare dell'uva.

L'obiettivo del programma di ricerca è identificare il ceppo di origine, in modo da garantire al 100% la tracciabilità del vino. Il progetto è stato accolto con molto entusiasmo all'American Chemical Society a San Diego, in California, dove è stato presentato pochi giorni fa ed è stato pubblicato anche sulla rivista scientifica Nature. Certo, i tempi di applicazione non sono immediati. ‘‘Occorre infatti aspettare ancora due anni - afferma il responsabile dei ricercatori, Patrick This – per avere la completa affidabilità di questo metodo, che di fatto apre una nuova frontiera per la trasparenza alimentare”.

In realtà l'Inra-Montpellier non è nuova a questo genere di sperimentazioni. L'istituto francese ha infatti già realizzato un sistema che permette di identificare geneticamente i ceppi partendo dai diversi organismi delle piante. Ma oggi la sfida è molto più impegnativa, perchè il vino è sempre il risultato di innumerevoli trasformazioni che ne nascondono la vera identità.
La scoperta francese andrà a tutto vantaggio del nostro settore vitivinicolo, aprendo un nuovo felice capitolo per quanto riguarda la lotta alle bottiglie taroccate. Con 447 marchi riconosciuti a livello comunitario tra Docg, Doc e Igt pari al 60% del totale della produzione nazionale, il comparto genera un fatturato complessivo di circa 8 miliardi di euro e un valore delle esportazioni superiore ai 2,5 miliardi di euro, attestandosi come la principale voce dell'export agroalimentare nazionale.

Il segreto di tanto successo è la capacità di saper integrare creatività e fantasia, legando il tutto alle tradizioni del territorio. Secondo uno studio della Coldiretti, solamente negli Stati Uniti il mercato dei vini di imitazione del Made in Italy è infatti quasi uguale a quello delle nostre esportazioni. In altre parole, negli Usa è falsa una bottiglia su due.
E questo, facile intuirlo, crea un grave danno economico alle nostre imprese. L'Italia, secondo Paese produttore di vino in Europa con 51 milioni di ettolitri nel 2004, di cui 24,6 bianchi e 26,3 rossi o rosati, deve dunque salvare il proprio patrimonio. E, in attesa di una mossa decisiva nell'ambito dei negoziati sul commercio internazionale (Wto), la ricerca è pronta a fare la sua parte.