E PER IL LUNCH SI ACCOMODI NEL VIGNETO
L’ultima
tendenza del mangiar fuori? Prenotare direttamente in cantina. Sono
sempre più numerosi infatti gli imprenditori vitivinicoli italiani
che si sono lasciati contagiare dalla “febbre della ristorazione”.
L’idea è chiara: la ristorazione interna è uno dei canali
privilegiati per la promozione del vino e del territorio in cui
nasce. C’è chi ha puntato sulla gastronomia di territorio e chi sul
grande nome di grido, chi ha privilegiato un’idea di ristorazione
più vicina ai modelli di offerta turistica e chi una formula di
nicchia, rispettosa del territorio e portatrice di inedite sorprese.
Così fioriscono le novità e si consolidano le realtà già esistenti:
si può parlare di vero e proprio “paradiso del gourmet” per il
progetto toscano L’Andana-Tenuta La Badiola a Castiglione della
Pescaia (Grosseto), una tenuta vitivinicola che oltre ad un moderno
resort ospita la grande cucina di un ristorante gourmand, con ai
fornelli Alain Ducasse, lo chef francese pluristellato famoso anche
per il suo “jamais en Italie”.
Il progetto è animato dal gruppo Wiish (Wine Investment International
Service Holding), capitanato da Martino De Rosa e da “Terra Moretti”
di Vittorio Moretti (proprietario di Bellavista e Contadi Castaldi
in Franciacorta e Petra in Toscana). “Per questo progetto le attese
sono immense - spiega Martino De Rosa - E’ una grande scommessa, che
credo sarà vincente. La scelta di Ducasse è stata dettata da una
logica precisa e lineare, comune concettualmente alla scelta di
Gualtiero Marchesi per il nostro relais & chateau L’Albereta in
Franciacorta: ogni singolo prodotto deve avere la propria forza, non
esistono prodotti “traino” e Ducasse incarna un prodotto forte,
assolutamente a sè stante. Per La Badiola, un progetto a medio-lungo
termine, serviva oltre ad un grande chef anche un grande manager, e
Ducasse è l’unico capace di essere le due cose allo stesso tempo. E’
una grande occasione per l’intero territorio - conclude il
presidente di Wiish Group - che spero sappia generare un circuito
virtuoso di emulazione”.
Ma ad animare il fenomeno ci sono altri grandi nomi dell’enologia
italiana, che hanno voluto allargare la loro offerta, guardando con
particolare attenzione alla ristorazione aziendale. Da Antinori,
griffe italiana tra le più famose al mondo, che annovera l’Osteria
di Passignano (all’interno di Badia a Passignano, la tenuta dove
sorge il vigneto Tignanello), le Cantinette, una vera e propria
piccola “catena di ristorazione” a marchio Antinori, presente a
Firenze, Vienna, Zurigo, e recentemente con grande successo a Mosca
, e il ristorante Peppoli a Pebble Beach in California.
Scelta ancorata al territorio quella di Castello Banfi, la più
grande realtà produttiva di Montalcino, che possiede due ristoranti
all’interno dei propri tenimenti: il raffinato Ristorante Castello
Banfi, una “stella” Michelin, e la Taverna Banfi. Ai fornelli lo
chef Guido Haverkock, proveniente dalla scuola di Heinz Beck de La
Pergola di Roma.
Ma la tendenza sta interessando tutta l’Italia enoica: anche al Sud
esperienze di questo genere stanno sviluppandosi con risultati
altrettanto lusinghieri. E’ il caso di Marennà, il ristorante di
Feudi di San Gregorio aperto appena un anno fa, che si trova proprio
sul tetto della cantina e che offre un mirato e affascinante
contrasto fra la ricerca gastronomica e la forza della tradizione
della terra d’Irpinia. Ma la presenza di un ristorante in azienda
finisce per essere pianificata anche come parte integrante del
progetto stesso, fin dal suo inizio: è il caso della Tenuta Campo di
Sasso di Piero e Lodovico Antinori, che prevede a breve l’apertura
di un ristorante di alto livello.
L’esperienza della Taverna dei Barbi, aperto dai primi anni ’60 -
forse il più antico esempio di ristorazione in azienda - propone
invece i piatti della tradizione culinaria di Montalcino: “Il nostro
ristorante è stato pensato fin dall’inizio come un traino per le
vendite del vino - spiega Stefano Cinelli Colombini - privilegiando
da sempre la cucina locale, che si coniuga perfettamente con la
tradizionale impostazione di un’azienda toscana, di cui fa parte a
pieno titolo anche la vendita diretta del vino.
Il ristorante continua ad essere un mezzo validissimo per promuovere
e far conoscere tutta l’azienda, quindi non solo il Brunello ma
anche i salumi, i formaggi e l’olio che produciamo. Occupa
volutamente la fascia media di prezzo (un pasto competo si aggira
tra i 40 e i 50 euro) - continua Stefano Cinelli Colombini della
Fattoria dei Barbi - perché abbiamo sempre pensato che la sua
valenza principale fosse quella di attirare più persone possibile.
E’ una voce importante del nostro bilancio (serve circa 25.000 pasti
all’anno) e garantisce un flusso di denaro immediato e costante.
Anche grazie al ristorante - conclude Cinelli Colombini - il 15%
delle vendite delle nostre bottiglie avviene direttamente in
azienda, con pagamento immediato”.
Tra le novità più interessanti di questa “corsa” al ristorante in
azienda c’è poi da segnalare il progetto di Venica & Venica, che dal
prossimo 30 aprile ospiterà nella propria vineria a Dolegna del
Collio il Ristorante di Arnold Pucher, chef austriaco dell’Hotel
Wulfenia di Nassfeld - località sciistica austriaca al confine con
l’Italia - che ha guadagnato la “stella” Michelin. “Ormai quasi ogni
zona di produzione offre un bel territorio, suggestive cantine e
vini di grande livello.
A noi è sembrato che ci volesse di più - spiega Ornella Venica -
perché l’enoturismo è un fenomeno decisamente in crescita, ma
l’ospite chiede sempre di più ed è inevitabile dotarsi di grande
professionalità. A motivare la nostra scelta - continua Ornella
Venica - è soprattutto l’amicizia che ci lega ad Arnold e la
possibilità per lui di sperimentare nuovi piatti con gli oli d’oliva
denocciolati che noi produciamo nella nostra azienda in Calabria, e
per i quali ha una passione sfrenata, ma anche la volontà di offrire
un’attrattiva forte per l’enoturista. L’azienda usufruirà di un
turismo diverso - conclude Venica - non solo gli appassionati dei
nostri vini saranno ulteriormente attirati in azienda, ma anche il
gourmet a caccia di locali “stellati” potrà diventare un nostro
ospite, con una ricaduta molto importante anche per il Collio nel
suo complesso”.