LE TERRAZZE DEL NEBBIOLO

“Eroica” è stata definita, e a ragione, la viticoltura della provincia di Sondrio: le viti prosperano su pochi palmi di terra strappati alla montagna con lavoro certosino, portando su a spalla cesti pieni di terra da sistemare sulle sporgenze rocciose, in appezzamenti a terrazze sostenuti da muri a secco dalle forti pendenze. Nelle zone più acclivi si calcola che per un ettaro vi siano almeno 4.000 metri quadrati di muretti che possono diventare 2.000-2.500 nelle zone meno disagiate: un lavoro immane che ha indelebilmente plasmato il paesaggio di un’intera vallata alpina.

È questo il contesto in cui nascono dei vini inimitabili come l’Inferno, il Sassella, il Grumello e il celeberrimo Sforzato. Vini di spiccata personalità: Leonardo da Vinci, nel Codice Atlantico, descrive la Valtellina come una “...valle vendemmiacircumdata d’alti e terribili monti... [che] fa vini possenti e assai”. E da sempre la vite è coltivata sulle pendici dei monti in un tratto di 40 chilometri tra Ardenno e Tirano, un’area dove le escursioni termiche tra la notte e il giorno sono forti mentre la neve è una benedizione perché impedisce il congelamento delle radici. In primavera la “breva”, il tiepido vento che spira dal lago di Como, favorisce l’impollinazione mentre d’autunno limita la formazione delle muffe sui grappoli; la luce e il calore del sole, riflessi dai muri di pietra, fanno il resto. Dai primi anni Novanta è iniziato un generale rilancio del comparto vinicolo, opera in cui si sono distinti gli enti locali con una politica di concreto appoggio e assistenza economica. Oggi i vini prodotti nella provincia (3 milioni di bottiglie nel 2002) hanno riconquistato i mercati con una produzione che attualmente viene collocata per il 30% “in casa”, per il 40% nel resto d’Italia e per il rimanente 30% sui mercati internazionali, soprattutto in Germania e, ovviamente, nella confinante Svizzera.

La varietà principe presente nei vigneti è il Nebbiolo, localmente denominato Chiavennasca, introdotta nella valle in epoca remota. Questo nobile vitigno predilige le località di collina e di montagna ben esposte al sole e riparate dai venti freddi e dà vita a vini potenti e in grado di invecchiare a lungo, come il Barolo e il Barbaresco: non a caso è di gran lunga la componente più che unica dei vini Doc della zona. Seguono vitigni minori locali come la pignola, la rossola e la brugnola. Il Rosso di Valtellina è l’espressione di produzione più semplice, vini fruttati e di facile beva, mentre il Valtellina Superiore Docg fa la parte del leone con 612 ettari iscritti, e ne lega circa i due terzi alle cinque sottozone Valgella, Inferno, Grumello, Sassella e Maroggia (quest’ultima creata nel 2002). All’apice della piramide della qualità della Valtellina c’è un vino, oggi a Docg, che rappresenta una tipologia produttiva di grandissima particolarità, lo Sforzato, nel dialetto locale “Sfursat”, ottenuto da uve Nebbiolo o passite in Fruttaio. Un vino di grande corpo, dalle magnifiche note speziate, prodotto in quantità limitata selezionando le uve migliori delle diverse sottozone, il cui processo produttivo parte da una raccolta anticipata dei grappoli, seguita da un periodo di appassimento sui graticci per circa 110 giorni. Passata questa fase, le uve raggiungono un’elevatissima gradazione zuccherina a causa della perdita d’acqua e vengono pressate in presenza dei loro lieviti naturali: il vino che si ottiene viene posto in botti di rovere per almeno dodici mesi e successivamente affinato in bottiglia per altri quattro.

ARTICOLO TRATTO DA ULISSE