SULLE STRADE DEL BARDOLINO

Tra i vini tipici gardesani va citato in primis il rosso Bardolino, che prende il nome dalla nota località sita nella zona sud-orientale del Lago di Garda. Le uve utilizzate sono quelle tradizionali dell’area, cioè corvina veronese, rondinella e molinara; il disciplinare di produzione consente anche l’aggiunta di una piccola percentuale (10% dell’uvaggio) di altre uve tipiche a bacca rossa. Il Bardolino, vinificato nei tipi Classico, Classico Superiore e Chiaretto (in quest’ultimo caso il colore assume tonalità decisamente rosate), è ideale per accompagnare i piatti freddi estivi, i salumi, i formaggi poco stagionati. Qualora il vino provenga dalla zona d’origine più antica - che comprende i comuni di Bardolino, Garda, Lazise, Affi, Costermano e Cavaion - può aggiungere alla denominazione la qualifica di Classico, mentre il tipo Classico Superiore (ovvero con almeno un anno d’invecchiamento) si fregia della Docg. È quindi il turno del Bianco di Custoza, la cui zona di produzione coincide con la parte meridionale di quella delimitata per il Bardolino Doc, ovvero il comune di Custoza e le zone limitrofe sul versante sud del Garda. Si tratta di un bianco gradevole e profumato da tutto pasto, ed è ottimo anche come aperitivo: non molto conosciuto fino a pochi anni fa, sta ottenendo un crescente successo di critica e di pubblico, anche nei tipi Superiore, Passito e Spumante. Ha una particolarità: è l’unico vino italiano il cui disciplinare autorizza l’impiego di ben otto vitigni differenti, e cioè trebbiano, garganega, tocai, cortese, pinot bianco, chardonnay, riesling e malvasia toscana, da soli o congiuntamente.
Sempre sul Garda troviamo l’omonima Doc, che è condivisa con la contigua sponda lombarda del lago e interessa una serie di bianchi (Garganega, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Chardonnay, Tocai, Riesling, Cortese e Sauvignon) e di rossi (Cabernet, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Nero, Marzemino, Corvina e Barbera)Altro vino gardesano, pure condiviso con la confinante provincia di Brescia, è il Lugana Doc, un bianco fresco e armonico che deriva da uve trebbiano di Lugana in purezza. 

Chiude la carrellata sulle denominazioni della zona il San Martino della Battaglia, la cui area di produzione ricade nella sponda bresciana del lago e, per quanto riguarda il Veronese, nel comune di Peschiera del Garda. È questo un bianco secco e gradevolmente aromatico prodotto in purezza da uve tocai friulano; particolarmente rinomato - e purtroppo prodotto in minime quantità - è il tipo Liquoroso.
Alle spalle dello specchio lacustre si ergono le colline della Valpolicella, culla dei più grandi vini veneti. Uno dei più bei documenti della storia dell’enologia veneta risale al VI secolo dopo Cristo ed è una lettera di Cassiodoro, ministro del re Teodorico, che sollecita l’invio a corte del vino di Valpolicella, "…regio nel colore, talchè…né suoi fonti tu possa creder tinta la porpora o della porpora espresso il color suo". E la magnifica carica cromatica è la prima delle caratteristiche che rendono inconfondibile l’Amarone della Valpolicella.
Per ottenere un prodotto di questo genere viene tuttora usata la tecnica dell’appassimento, sostanzialmente identica da millenni: le uve, raccolte al colmo della maturazione, vengono fatte appassire su graticci in appositi locali areati fino all’inizio dell’inverno. L’acqua contenuta negli acini evapora e il risultato è una massima concentrazione degli zuccheri. Avvengono inoltre altre interessanti trasformazioni provocate dal formarsi della cosiddetta “muffa nobile”. Questa tecnica, applicata con successo alle uve locali in un momento non meglio precisato della storia, ha dato vita al Recioto, vino amabile e perla dell’enologia veneta. Il nome deriva da “recie” (in veneto, le orecchie), ovvero i grappoletti laterali che incorniciano il grappolo principale: sono quelli che rimangono più integri e si prestano meglio alla pratica dell’appassimento. Un fenomeno che è verificato qui anche perché le brezze che provengono dal lago e dalle pianure dell'Adige formano microclimi estremamente adatti all'essiccazione delle uve, passaggio fondamentale per la riuscita di questo prodotto eccezionale. Dall’evoluzione del Recioto è poi derivato poi l’Amarone. Questo rosso di grande corpo, con un formidabile contenuto di alcol e una nota caratteristica di amaro nel retrogusto (a ciò allude il suo nome) è uno dei grandi vini d’Italia; dal punto di vista tecnico è un Recioto “Secco”, che ha cioè completato la fermentazione e la trasformazione degli zuccheri in alcol. L’Amarone raggiunge gradazioni che superano facilmente i 14 gradi alcolici e deve maturare almeno 4 anni in botte; ricco di note fruttate in gioventù, è un grande vino da invecchiamento e col tempo acquista un’incredibile eleganza. Oltre alla denominazione d’origine Valpolicella, è riservato l’uso della specificazione geografica “Valpantena” all’Amarone ottenuto dai vigneti di questa zona; l’uso della specificazione "Classico" è invece riservato a quei prodotti vinificati nella zona di produzione più “antica”, che comprende i comuni di Negrar, Marano, Fumane, Sant’Ambrogio e San Pietro in Cariano. Questo vino così importante si abbina al meglio con cibi saporiti e salsati (arrosti, selvaggina da pelo) e formaggi stagionati. Dalla stessa armonia di uve - corvina veronese (40-70%), rondinella (20-40%), molinara (5-25%), con il concorso facoltativo delle varietà rossignola, negrara, trentina, barbera e sangiovese (da sole o congiuntamente fino a un massimo del 15%)) - si ottiene il Valpolicella, uno dei vini italiani più apprezzati nel mondo. Nel romanzo Across the river and into the trees Ernest Hemingway, grande intenditore di vini ed entusiasta estimatore del Valpolicella, lo rappresenta con questa bella metafora: “Leggero, secco, rosso e cordiale come la casa di un fratello col quale si va d’accordo”. Un indovinato paragone per descrivere questo rosso di buona struttura, dal gusto marcato ma mai aggressivo, che se è vinificato con un accurato uso del legno può affinarsi, acquistando insospettabili complessità. Il Valpolicella giovane si abbina bene con i piatti tradizionali della cucina veneta (pasta e fagioli, tagliatelle al ragù, pollo allo spiedo), mentre il tipo Classico Superiore (dizione che acquista dopo due anni di invecchiamento in botte) sposa bene arrosti, cacciagione e piatti salsati.

TRATTO DA ULISSE