SCOPRIAMO LA "LACRYMA CHRISTI" DEL VESUVIO
Le
denominazioni di origine controllata Vesuvio e Lacryma Christi del
Vesuvio interessano un nutrito numero di comuni in provincia di
Napoli: Boscotrecase, Trecase, San Sebastiano al Vesuvio e parte dei
comuni di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Boscoreale,
Torre Annunziata, Torre del Greco, Ercolano, Portici, Cercola,
Pollena Trocchia, Sant’Anastasia e Somma Vesuviana. Si tratta, in
pratica, di tutti i paesi costruiti, con un gravissimo atto di
inconscienza, alle pendici del vulcano.
Non si tratta solo di aver edificato in un'area a rischio (il
Vesuvio è ancora attivo!) ma di aver costruito, per di più,
agglomerati di case in maniera selvaggia e sconsiderata senza alcun
gusto per l'estetica. Sono veramente poche le ville e le masserie
immerse nel verde con vista mozzafiato ad essere degne di attenzione
e meritevoli di considerazione. La zona, oltre ad essere interessata
da un parco naturalistico tra i più piccoli in iTalia ma ancora
tutto da valorizzare, è al centro di un incredibile serie di mete di
immenso valore artistico e di notevole interesse turistico: gli
scavi archeologici di Pompei e quelli di Ercolano meno noti dei
primi ma, per me, ancor più affascinanti), Oplonti, le terme di
Stabia, il Museo Ferroviario di Pietrarsa a Portici, quello del
Corallo a Torre del Greco ed, infine, i due grandi santuari dedicati
alla Madonna.
L'agricoltura su questi suoli fertili è da sempre sinonimo di
prodotti di eccellenza, un certezza almeno per quanto riguarda la
coltivazione di albicocche, "friarelli"(broccoli), carciofi,
ciliegie, agrumi, nocciole, olive e dei famosi pomodorini "del
piennolo". Ha, invece, mosso solo di recente i primi passi per
quanto attiene alla produzione vinicola di qualità. Il disciplinare
prevede che il bianco può essere ottenuto con la Coda di Volpe,
localmente chiamata Caprettone , da sola o con uve Verdeca a
costituire almeno l’ottanta per cento, mentre per il resto può
essere Falanghina e Greco. In realtà non tutti sono d'accordo che la
Coda di Volpe ed il Caprettone siano lo stesso vitigno ed affermano
che, in ogni caso, si tratta di due cloni molto diversi. Io ritengo
che la questione non sia rilevante e che piuttosto la differenza la
fa la natura dei terreni sciolti, sabbiosi, di orgine vulcanica e
ricchi di minerali, o che almeno la dovrebbe fare visto la qualità
ancora molto poco incoraggiante dei vini prodotti nella zona.

C'è, poi, una voce diffusa che, dietro le quinte, ricorda
l'utilizzo, da parte di molti, della catalensca, uva classificata da
tavola ma che da sempre ha dato buoni risultati anche in
vinificazione (risultati avvalorati da recenti studi del Prof.Moio).
Quanto al rosso (ed al rosato) il disciplinare prevede l'utilizzo
del Piedirosso da solo o con lo Sciascinoso. Anche questi due
vitigni sono chiamati in zona con nomi diversi: rispettivamente
Palombina o Per'e Palummo ed olivella. E' prevista, altresì, anche
l' aggiunta di aglianico che, però, non può superare il 20%. Quando
si raggiungono i 12 gradi,infine, i vini possono assumere la
qualificazione superiore di Lacryma Christi che, a sua volta,
prevede anche i tipi spumante e liquoroso.
La Doc è affiancata dal 1996 dalla Igt Pompeiano, estesa a tutti i
comuni della provincia di Napoli ad eccezione fatta per quelli
dell’isola d’Ischia. Per dichiarare il vitigno in etichetta è
necessario che il vino sia stato realizzato realizzati con almeno
l’85% di quel vitigno. Per quanto riguarda la stessa denominazione
Lacryma Christi ricordo, per i più curiosi, che essa fa riferimento
alla leggenda secondo cui Lucifero, quando precipitò sulla terra,
strappò un pezzo di Paradiso che Dio riconobbe nel Golfo di Napoli
versando le sue lacrime proprio dove, poi, nacque l’uva per produrre
l'omonimo vino.
L’intera area è divisa in due zone: quella che comprende l’alto
colle oltre i 200 metri, caratterizzata da terreni in pendio e
l’altra sul versante sud orientale del vulcano i cui terreni sono
migliori perché oltre ad essere di formazione più recente e quindi
più fertili, sono anche meglio esposti. Il clima mediterrano
completa il quadro assicurando un ulteriore e determinante elemento
positivo per la produzione di vini di qualità. Sia nel caso dei
bianchi che dei rossi l'assemblaggio di diverse varietà con
caratteristiche differenti non nasce per caso ma piuttosto perchè
avvenga un effice integrazione-compensazione nel risultato finale.
Nel rosso in genere si compensa l'austerità dell'Aglianico con la
facilità di beva del Piedirosso mentre nel bianco la Falanghina dona
freschezza alla Coda di Volpe. Passiamo, in ultimo, ad una breve
panoramica delle realtà che operano nella zona. In questo territorio
operano una ventina di aziende vitivinicole che pur vantando, nella
maggior parte dei casi, una lunghissima tradizione, solo fino a
dieci anni fa erano ancora impegnate in una produzione votata
unicamente alla quantità.
Poi finalmente la svolta con produttori storici come Sorrentino
tel.0818584194) a Boscotrecase, in attività da oltre un secolo, e
Scala(tel.081 7767641) a Portici, nata nel 1830, e Saviano
(tel.0818278018) ad Ottaviano fondata nel 1760, che merita una
visita per il museo di famiglia. E sempre ad Ottaviano possono
vantare più di cento anni di storia anche Romano Fioravante
tel.0818278389) e Romano Michele (tel. 0818289722). C'è, quindi, il
bravo e giovane Gabriele De Falco dell’omonima azienda di San
Sebastiano al Vesuvio che è da sempre una delle aziende più attive
sul territorio.
De Falco (tel.0817713755) oltre a produrre diverse selezioni di
Lacryma Christi sia bianco che rosso (sopra tutte Le Ali dell’Angelo
ed il Vigna dell’Angelo) è da sempre anche un punto di riferimento
nella produzione di Gragnano: il suo, tra quelli in circolazione, è
uno dei pochi potabili con quello di Grotta del Sole.
Tratto da
WINEREPORT