LA VERNACCIA, IL VINO CHE FACEVA PECCARE I PAPI
Sembra
che il vitigno Vernaccia sia stato introdotto per la prima volta
nell’area sangimignanese dalla Liguria, intorno all’anno 1200, da un
certo Vieri de’ Bardi.
Il commercio fiorì già nel 1276. Ritroviamo infatti negli
“ordinamenti della gabella” del comune di San Gimignano di
quell’anno, l’imposizione di una tassa di “tre soldi” per ogni soma
di Vernaccia fuori comune e troviamo anche l’istituzione di un
registro dei provveditori o pesatori di Vernaccia, che avevano il
compito di sovraintendere non solo alle gabelle, ma anche
all’incetta delle migliori vernacce per conto del comune.
È evidente quindi che già in quel periodo la Vernaccia aveva
acquistato notevole pregio sui più importanti mercati toscani ed
italiani ed allietava le tavole imbandite dei nobili e potenti del
tempo.

Dante Alighieri stesso, aggirandosi tra i golosi del suo Purgatorio
vede indicarsi, da Foreste Donati, un vecchio (papa Martino IV) che
stava pagando amaramente il gusto raffinato di rimpinzarsi di
anguille alla Vernaccia.
Vino quindi, la Vernaccia, da far peccare i papi, da gran signori,
la cui fama corse in ogni tempo i più rinomati mercati ed allietò le
mense più fastose dei principi del Rinascimento. Eccolo infatti
brillare nei calici degli invitati alle nozze Medici-Rucellai nel
1468 come dono agli sposi di 40 fiaschi dal comune di San Gimignano.
Sulla mensa di Lorenzo il Magnifico, che continuamente sollecitava
il comune di San Gimignano a doni di Vernaccia, scusandosi nel dire
che «era bevanda graditissima alla sua madre Lucrezia Tornabuoni e
utile e corroborante rimedio alla salute del giovane figlio Piero».
Venendo a tempi più recenti, la Vernaccia è il primo vino italiano
ad avere avuto riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata,
nell’anno 1966.
Il
consorzio
Il consorzio della Vernaccia di San Gimignano nasce nel 1972 da un
gruppo di tenaci volenterosi che credevano fermamente in quello che
stavano per iniziare. Un’avventura a carattere privato sì, ma
nell’interesse di tutto il territorio del Comune di San Gimignano.
Erano in nove: il principe Girolamo Strozzi Majorca Guicciardini,
Ernesto Lorini, Libanio Lucii, Jaures Baroncini, Luigi Concini,
Giorgio Marolli Furga Gornini, Alfredo Salini, con la presenza
testimoniale dei signori Franco Bagnai, Teresio Gassino, Pietro
Lorini, Ascanio Biagini, Angelo Cecchini, Ferriero Cecconi, Carlo
Pertici, Franco Razzi, Luciano Bartolini e Romano Borselli.
Fin dalla nascita il Consorzio aveva ben chiari gli scopi per cui
veniva fondato e tali scopi ha perseguito con tenacia nel corso
degli anni.
L’impegno della dirigenza del Consorzio è sempre più teso a
valorizzare la tradizionale immagine di San Gimignano, attuare tutte
le iniziative atte a diffondere in Italia e all’estero il vino
Vernaccia di San Gimignano e Rosso Doc, contribuire al miglioramento
qualitativo generale della produzione sia delle uve che del vino.
Già nel lontano 1966 il Consorzio opera in modo da far sì che il
vino Vernaccia sia il primo vino italiano ad avere riconosciuta la
Doc. Nel 1993 riesce ad ottenere la Docg e consacra la Vernaccia tra
i vini più bianchi più pregiati d’Italia e del mondo.
Il
consorzio ultimamente è impegnato in una importante ricerca su
vigneti sperimentali per individuare nuovi cloni del vitigno della
Vernaccia di San Gimignano che possano in futuro dare la possibilità
di ottenere un prodotto di qualità sempre maggiore. Quindi
tradizione e innovazione si stanno fondendo in un unico progetto che
permette di guardare avanti e progettare il lavoro in vigna e in
cantina in chiave sperimentale, puntando a produzioni
concorrenziali, innovative e qualitativamente importanti.
Nell’ottica di ampliamento e valorizzazione dei prodotti del
territorio, il Consorzio ha proposto alcuni cambiamenti al
disciplinare di produzione della Doc San Gimignano, nata solo pochi
anni fa, nel 1996. Il nuovo disciplinare prevede la presenza di un
importante vino rosso e di un vin santo. Essi rappresenteranno un
valore aggiunto al territorio sangimignanese, una promessa che
spinge le aziende a migliorarsi ancora, per raggiungere obiettivi di
sempre maggior risonanza.
E in accordo con questa linea dall’intesa fra il Consorzio di
Denominazione di San Gimignano e il Consorzio del Cristallo di Colle
di Val d’Elsa e le due rispettive amministrazioni comunali, che sta
nascendo una linea di bicchieri dedicati ai vini del territorio. Una
linea unica studiata per evidenziare le caratteristiche dei vini,
svilupparne i profumi e esaltarne la degustazione.
Consorzio della Denominazione San Gimignano
Villa della Rocca – San Gimignano (Si)
Tel. +39 0577 940108; fax +39 0577 942088
info@vernaccia.it; www.vernaccia.it
Vernaccia
La Docg Vernaccia di San Gimignano deve essere ottenuta dal vitigno
omonimo e il disciplinare di produzione ammette che possano essere
aggiunti altri vitigni a bacca bianca non aromatici fino ad un
massimo del 10 per cento.
Le norme per la coltivazione delle viti considerano idonei solo i
terreni collinari, con una buona esposizione, ad un’altitudine non
superiore ai 500 metri sul livello del mare. I terreni, di origine
pliocenica e costituiti da sabbie gialle e argille sabbiose, devono
inoltre essere situati nel Comune di San Gimignano. A garanzia della
qualità del prodotto finale il numero di ceppi per ettaro di
superficie produttiva non deve essere inferiore a tremila per i
nuovi impianti o reimpianti. Inoltre la produzione non deve superare
i cinque chilogrammi di uva per ceppo e i 90 quintali di uva per
ettaro (in coltura specializzata).

Le caratteristiche finali che il disciplinare individua per la
Vernaccia sono date da un vino che si caratterizza per colore giallo
paglierino tendente al dorato con l’invecchiamento, odore fine,
penetrante, caratteristico, sapore asciutto, armonico, con
caratteristico retrogusto amarognolo.
San
Gimignano Rosso
La Doc San Gimignano Rosso ha una base di Sangiovese: minimo il 70%
che sale all’85% nel San Gimignano Sangiovese.
Ma non è solo il vitigno toscano per eccellenza a comparire
nell’uvaggio di questa Doc perché ci può essere una prevalenza di
Cabernet sauvignon, Merlot, Syrah o Pinot nero.
Una base ampelografica complessa, dunque, a cui si aggiunge il fatto
che le vigne debbano trovarsi su terreni collinari ben esposti a una
altitudine non superiore ai 500 metri, con una resa ad ettaro delle
uve che va da 8 a 12 tonnellate. D’altro canto l’immissione al
consumo può avvenire solo dopo quindici mesi di affinamento, di cui
almeno sette in fusti di legno e almeno tre in bottiglia.
Il Rosso Doc si presenta, pur nella diversità organolettica dei vari
vitigni, con un colore rubino tendente al granato, profumi intensi
ed eleganti, sapore asciutto, armonico, di corpo e giustamente
tannico. Completano il quadro il San Gimignano Vin Santo (almeno 30%
di Trebbiano toscano) e il San Gimignano Vin Santo Occhio di Pernice
(almeno il 50% di Sangiovese).