TOCAI E TOCAJ: E' "GUERRA" TRA FRIULI ED UNGHERIA
ll Tocai
Friulano viene coltivato nelle regioni del Friuli, del Veneto e
nelle zone orientali della Lombardia. Le uve di questo vitigno si
usano solitamente come componente in molti vini del Veneto, in
particolare nel Bianco di Custoza e nel Lugana, ma è in Friuli che
la varietà è salita alla ribalta come vino varietale al 100%
I
produttori della regione hanno voluto aggiungere l'attributo
"Friulano" al nome della varietà in tempi
abbastanza recenti, per soddisfare un reclamo avanzato all'Unione
Europea dall'Ungheria, il cui vino più famoso è il Tokay. Il Tokay
ungherese non è prodotto da vitigni Tocai, ma dall'assemblaggio di
più vitigni
quali il Furmint, l'Hàrzevelu e il Muscat; inoltre il suo stile va
esattamente nella direzione opposta del Tocai italiano.
Questo vitigno autoctono corre il rischio di perdere il suo nome a causa di meccanismi burocratici così potrebbe succedere, se non interverranno fatti diversi, che il Tocai Friulano dal 2008 finisca per chiamarsi solo Friulano, se i ricorsi in appello dei produttori alla Corte Europea non andranno a buon fine. Uva Tocai friulano Questa confusione tra Tocai friulano e Tokay ungherese è sorta essenzialmente dal viavai dei missionari italiani dell'XI secolo o dei nobili del XVII secolo. La tesi maggiormente consolidata e sostenuta dalla documentazione storica è che la contessa Aurora Formentini sposa al conte Batthyány portò delle talee di vino Friulano in Ungheria come parte della sua dote nel 1632. D'ogni modo, la cosa più probabile è che sia stata la fama storica del Tokay ungherese come favoloso elisir medicinale, "capace di ridare la vita a quelli che sono in punto di morte", a fare legare il suo nome a vini più importanti di altre regioni. Fuori dell'Italia, questa varietà è più comunemente nota come Sauvignon Vert o Sauvignonasse.
Proprio alla fine di luglio, la regione Friuli
Venezia Giulia ha riscosso una sentenza positiva dal Tar del Lazio,
contro un decreto ministeriale, che aveva imposto la scadenza del
2007 come limite massimo all’uso del nome Tocai sulle etichette del
vino friulano. Per i produttori del celebre vino italiano quell’atto
ministeriale aveva sortito l’effetto di una mazzata. Il nome Tocai è
usato nel nord-est dello stivale da almeno otto secoli per indicare
quel bianco fermo e secco, dall’aroma lievemente speziato, ben
conosciuto dagli enologi di tutto il mondo. Ma la mazzata non è
arrivata senza preavviso. Il Ministero dell’Agricoltura non aveva
fatto altro che applicare una direttiva europea, emanata con
l’ingresso dell’Ungheria nell’Unione. Che ha portato negli uffici di
Bruxelles una guerriglia di etichette vecchia di decenni.
Nell’inerzia italiana, era stata data ragione ai produttori di vino
ungheresi, in quanto la produzione
del vino magiaro (in questo caso un vino dolce, caratterizzato dal
sapore delle uve passite) avviene, anche lì da secoli, in una
regione che porta lo stesso nome: il Tokaj (in questo caso salta una
i, altra sfumatura linguistica). E la regola europea, in caso di
contrasti, indica nella denominazione territoriale,
rispetto alla menzione del vitigno, il titolo di favore.
Ma il Friuli non ci sta. Rivendica una primogenitura storica.
Sfoggia sentenze precedenti. Antichi documenti. E un libro:
illustrato con tavole che, più che i fumetti moderni, ricordano i
disegni dei vecchi cantastorie.
Ora scende
in campo Riccardo Illy nella “guerra del Tocai” che vede
contrapposte Ungheria e Italia, e in particolare il Friuli-Venezia
Giulia, per contendersi il diritto a utilizzare la denominazione
“Tocai friulano” per il celebre vino bianco. Il Governatore del
Friuli-Venezia Giulia ha inviato al Governo la richiesta di
impugnare il nuovo regolamento comunitario sulla
designazione,
sulla
denominazione, sulla presentazione e sulla protezione di alcuni
prodotti vitivinicoli che, pur portando a 126 le deroghe
(prevedendone anche per vini australiani, cileni e americani),
mantiene la limitazione temporale al 21 marzo 2007 per l’utilizzo
della denominazione Tocai friulano.
Si tratta di una battaglia ormai ultradecennale, cominciata nel ‘93,
da quando cioè un accordo tra Unione Europea e Ungheria prescrisse,
fra l’altro, che la denominazione Tocai potesse essere utilizzata
solo dal vino ungherese, costringendo, quindi, l’Italia a utilizzare
per il vino bianco un altro nome.
Il Regolamento Comunitario 753 del 2002 prevedeva un centinaio di
deroghe per l’uso delle omonimie in materia di vini. Ma, per il
Tocai friulano, veniva consentito l’uso solo fino al 31 marzo 2007.
Il regolamento era stato recepito dallo Stato italiano, ma contro di
esso la Regione Friuli-Venezia Giulia (seguita poi da cooperative di
produttori) era ricorsa al Tar del Lazio, il quale aveva accolto il
rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia, dove sarà dibattuto il
14 ottobre prossimo.
Con l’ingresso dell’Ungheria nell’Unione - secondo la Regione - non
hanno più validità gli accordi del 1993 e quindi anche l’Ungheria
deve soggiacere alle norme comunitarie, che in materia di vini (non
prevedendo l’Atto di adesione dell’Ungheria all’Unione norme
diverse) come regola generale prevedono che una denominazione può
sussistere purché non tragga in inganno il consumatore. E’ stato
infatti ampiamente dimostrato dalla Regione che il Tocai friulano e
il Tocaj ungherese sono due vini assolutamente diversi tra loro e
che quindi non vi è pericolo di confusione.