L'IMPERO DEL SANGIOVESE

Il panorama vinicolo delle terre senesi è uno dei più completi e prestigiosi del mondo. Tutto il territorio provinciale è una sorta di grande strada del vino, con una concentrazione di cantine e una varietà di proposte che ne fanno la zona più ricca della Toscana enologica. Il sangiovese, nelle sue diverse varietà, è il principe indiscusso dei vitigni a bacca rossa, mentre tra le uve bianche la parte del leone spetta al trebbiano toscano. Il biglietto da visita della vitivinicoltura senese sono nomi entrati nel mito dell’enologia planetaria: Chianti Classico, Montalcino e Montepulciano. Se la prevalenza dei rossi - sia in termini di resa produttiva sia di immagine - è schiacciante, i bianchi stanno conoscendo un notevole sviluppo anche attraverso la creazione di nuove denominazioni. È il caso del Bianco Vergine della Valdichiana, un vino frizzante leggero e profumato a base di uve trebbiano, tipico dell’omonima area geografica. A base di uve trebbiano anche l’altra Doc “bianchista”, la Val d’Arbia, che abbraccia una zona piuttosto vasta e comprende 12 comuni della provincia tra cui alcuni “grand cru” chiantigiani fino a sfiorare, verso sud, Montalcino. Di recentissima istituzione (marzo 2001), la doc Orcia disciplina la produzione di un Rosso, un Bianco e un Vin Santo a base delle classiche uve del Senese nei comuni di Castiglione d’Orcia, Pienza, Radicofani, San Giovanni d’Asso, San Quirico d’Orcia, Buonconvento, Trequanda e in parte del territorio dei comuni di Abbadia San Salvatore, Chianciano, Montalcino, Sarteano, San Casciano dei Bagni e Torrita di Siena.

Chianti Classico e Chianti Colli Senesi
La provincia di Siena comprende la parte sud della zona a Docg Chianti Classico, che si estende a nord est del capoluogo nei comuni di Castellina, Gaiole e Radda, e in parte di quelli di Castelnuovo Berardenga e Poggibonsi. In tutta la provincia viene poi prodotto il Chianti Colli Senesi. Tra le tante sottodenominazioni previste dal disciplinare del Chianti, questa dei Colli Senesi è senza dubbio la più importante, sia come estensione - 2700 ettari - sia come quantità prodotte, che superano abbondantemente i 100mila ettolitri annui. L’area di produzione tocca a nord il comprensorio della Vernaccia di San Gimignano e a sud si spinge fino a Montalcino e Montepulciano. Nella parte senese del Chianti troviamo poi altre due doc. La prima riguarda il Vin Santo del Chianti Classico (da uve trebbiano e malvasia), anche nel tipo rosso Occhio di pernice che è invece a base di sangiovese in purezza. L’altra denominazione è la Colli Centrali dell’Etruria, che disciplina la produzione di un Rosso, un Rosato, un Bianco, un Novello e un Vin Santo ottenuti dalle classiche uve chiantigiane.

Vino Nobile di Montepulciano
Montepulciano è la patria di uno dei vini italiani più blasonati e famosi del mondo. Decano dei rossi toscani, il Vino Nobile era infatti già quotatissimo quando il Chianti era ancora misconosciuto e due secoli prima che venisse inventato il Brunello di Montalcino.
Disciplinato dalla Doc nel 1966, questo rosso di eccellente e robusta struttura è stato il primo vino italiano a potersi fregiare della Docg (1981). La zona tipica, circoscritta al comune eponimo, significa 800 ettari di vigneti superbi per oltre cinque milioni di bottiglie all’anno. Il Vino Nobile nasce da una varietà locale di uve sangiovese, ribattezzata “prugnolo gentile”, vinificata in purezza oppure in uvaggio per almeno il 70% con il concorso di canaiolo nero. Suo “fratello minore” è il Rosso di Montepulciano Doc, ottenuto dalle stesse uve ma più leggero e meno impegnativo. Completa il panorama la denominazione Vin Santo, nella tipologia classica (malvasia bianca e/o trebbiano toscano) e Occhio di pernice (prugnolo gentile in purezza).

Brunello di Montalcino
Se fino agli anni Sessanta era noto solo a una ristretta cerchia di amatori, oggi il Brunello di Montalcino già una leggenda e la sua fortuna è in continua ascesa, a confermarne la fama di rosso di grande prestigio e di grande immagine per tutta la viticoltura italiana. Il Brunello deriva da un particolare clone di uva sangiovese denominata appunto brunello (o sangiovese grosso) che ha trovato un habitat particolarmente favorevole a Montalcino.
Qui fino alla seconda metà dell’Ottocento non esisteva una tradizione consolidata nella produzione dei vini rossi: infatti il Brunello fu letteralmente inventato da Ferruccio Biondi Santi, che intuì le potenzialità di quest’uva e decise di vinificarla senza l’aggiunta di varietà diverse.
Oggi a Montalcino ci sono oltre 1.200 ettari coltivati a vigneto, 168 produttori iscritti all’albo e la produzione annua supera costantemente i due milioni di bottiglie. Questa zona, per quanto ristretta, può poi vantare altre tre denominazioni esclusive. Innanzitutto il Rosso di Montalcino, ottenuto dalle stesse vigne di sangiovese grosso ma disponibile nell’annata e meno robusto del Brunello.
Quindi il Moscadello, un vino dolce di antica tradizione a base di uve moscato. All’ultima generazione appartengono invece i vini a Doc Sant’Antimo, che hanno preso il nome dalla celebre abbazia e sono stati progettati per dare spazio a prodotti che accanto alle uve tipiche vedono il concorso degli “stranieri” chardonnay, pinot grigio, sauvignon per i bianchi e cabernet sauvignon e merlot per i rossi.
Vernaccia di San Gimignano
Capofila dei bianchi senesi è la Vernaccia di San Gimignano, un vino che vanta una tradizione - e una fama - secolare: non a caso è stato il primo vino in assoluto ad avere il riconoscimento della Doc (1966) cui è seguita, nel 1993, la Dogc. Questo pregiatissimo vino bianco viene prodotto in quantità limitata, circa 42mila ettolitri all’anno. Accanto a questo monumento dell’enologia toscana ricordiamo i vini della Doc San Gimignano, un Rosso e un Rosato (entrambi a base di sangiovese), e inoltre il Vin Santo e il Vin Santo Occhio di pernice.

ARTICOLO TRATTO DA ULISSE