IL VIGNETO AFFACCIATO SUL MARE

La vitivinicoltura ligure si basa principalmente su piccole produzioni artigianali. In regione non sono molti gli impianti specializzati, a fronte di una diffusa pratica colturale finalizzata principalmente all’autoconsumo. La ragione risiede soprattutto nell’accidentata morfologia del territorio, e non a caso questa viticoltura è stata definita “eroica”: per capire quanto la definizione sia calzante basta dare un’occhiata a queste vigne abbarbicate in terreni scoscesi e terrazzati ricavati disboscando siti assolati, frutto di fatiche di generazioni e generazioni di vignaioli. La base ampelografica dei vigneti  è molto legata alla tradizione del territorio e si basa sui vitigni importati dai marinai-contadini di ritorno dai viaggi per mare in tutto il Mediterraneo.


Tra i bianchi, che rappresentano la grande maggioranza, ricordiamo la Bianchetta Genovese, il Vermentino e l’Albarola, mentre tra i rossi domina il Ciliegiolo.

I comuni di Arenzano e Cogoleto, a ovest del capoluogo, rientrano nell’ampio comprensorio della Doc Riviera Ligure di Ponente, che interessa anche le province di Imperia e Savona. Di questa tradizionale Doc fa parte uno dei vini più noti e cari alla tradizione enologica regionale, ovvero il Pigato, ottenuto dalla vinificazione in purezza delle omonime uve autoctone (VEDI FOTO).
Istituita nel 1997, la Doc Golfo del Tigullio comprende parte del territorio comunale di Genova e numerosi centri della provincia, spingendosi sino al confine con lo Spezzino. Il relativo disciplinare autorizza la produzione di un Bianco, a base di Vermentino e Bianchetta Genovese in percentuali variabili; sono ammesse anche le tipologie Frizzante, Spumante e Bianco Passito. Quindi è volta del Rosso, da uve ciliegiolo e dolcetto, proposto anche nei tipi Rosato, Frizzante e Novello; completano la gamma di questa denominazione una serie di prodotti monovarietali quali la Bianchetta Genovese, il Moscato, il Vermentino e il Ciliegiolo. Di recente istituzione (1999) è poi la matricola delle denominazioni genovesi, la Valpolcevera. La zona di questa Doc comprende i territori di Sant’Olcese, Serra Riccò, Mignanego, Campomorone, Ceranesi, Mele, nonché la stessa Genova.
Nell’ambito della denominazione troviamo innazitutto un Bianco, uvaggio di Bianchetta genovese, Vermentino e Albarola, vinificato anche nella tipologia Frizzante. Il Rosso è invece frutto di un amalgama fra dolcetto, sangiovese e ciliegiolo, più un saldo di uve barbera (massimo il 40%); anche in questo caso è prevista la tipologia Frizzante. Dallo stesso mixage di uve nasce poi il Rosato, sia fermo che Frizzante. È poi la volta dei monovarietali, Bianchetta Genovese e Vermentino, sempre in versione ferma o Frizzante. Nell’ambito di questa Doc è poi compresa la specifica sottozona Coronata, che comprende quella parte del comune di Genova delimitata ad est dal confine della zona, a sud dal mare, ad ovest dal torrente Varenna e a nord dal confine amministrativo provinciale.

Per produrre il Riviera ligure di ponente Doc Pigato e Vermentino le uve vengono raccolte perfettamente sane e prive di attacchi parassitari che potrebbero compromettere la qualità del vino. Il processo tende all’immediata estrazione del succo dal frutto, in maniera che la fermentazione riguardi solo la parte liquida e non le bucce. A tal fine, la pigiatura non sempre viene effettuata, per evitare maltrattamenti della materia prima e spesso viene operata la pressatura su uve intere che serve, in sostanza, per separare il mosto dalle bucce e dalle altre parti solide, riducendo al minimo la lacerazione delle bucce. Alla pressatura seguono la sfecciatura del mosto, che consiste nell’allontanamento delle particelle in sospensione o fecce, la solfitazione con anidride solforosa e la fermentazione, che non deve superare i 20 °C. Al termine avviene la svinatura con i travasi che ne consentono l’illimpidimento. Ultimati i travasi, il prodotto è pronto per l’imbottigliamento. La vinificazione del Riviera ligure di ponente Doc Ormeasco e degli altri rossi prevede che le uve vengano pigiate e il mosto ottenuto messo a fermentare con la vinaccia. La temperatura che raggiunge la massa provoca la “fermentazione tumultuosa” - così definita in quanto il vino sembra bollire - e consente il passaggio delle sostanze polifenoliche dalle bucce al vino, che dopo breve tempo si colora. La svinatura permette la separazione delle bucce e dei vinaccioli dal mosto-vino. Questo viene sottoposto a travasi, necessari a separare la frazione limpida dalla feccia e a eliminare altre eventuali sostanze solide. La fase finale del processo produttivo prevede l’affinamento e l’invecchiamento, la stabilizzazione e l’imbottigliamento.

Il Riviera ligure di ponente Pigato va abbinato a minestre, creme e vellutate, triglie alla genovese, stoccafisso al verde (con patate, gherigli di noce, prezzemolo, aglio, olio d’oliva e sale). La temperatura di servizio è di 8-10 °C e il calice consigliato è quello a tulipano svasato. Il Vermentino invece si serve in calici flute a 6-8°C. Vanno consumati entro l’anno successivo alla vendemmia. Il Riviera ligure di ponente Doc Ormeasco e gli altri rossi di questa Doc vanno degustati con coniglio, agnello e carciofi e verdure ripiene, in calici bordolesi, a una temperatura di 16-18°C.

Non ci sono particolari regole da seguire per conservare il Riviera ligure di ponente Doc; è sufficiente tenere il vino al buio, avendo cura che la temperatura sia costante fra 10 e 15°C. Per impedire che il tappo si asciughi, l’umidità deve aggirarsi intorno al 70-75%. Le bottiglie vanno conservate in posizione orizzontale su scaffalature di legno.