IL BUON VINO DIVENTA ACETO
Produrre
l’aceto in casa partendo da vino non più bevibile, è molto semplice,
richiede solo un po’ di tempo e di pazienza.
Prima però è d’obbligo una premessa fondamentale sulla formazione
dell’aceto.
In presenza di ossigeno e delle condizioni termiche ed ecologiche
favorevoli, sulle uve, nel mosto o nel vino si sviluppano facilmente
batteri acetici il cui metabolismo prevede l’attacco e la
degradazione dell’alcol etilico con formazione di acido acetico
oltre che l’attacco di altre sostanze con formazione di svariati
prodotti secondari.
L’evoluzione spontanea del mosto quindi non porterebbe naturalmente
al vino ma all’aceto, il vino è quindi da considerarsi una fase
intermedia della degradazione degli zuccheri del mosto, fase
intermedia che, costituendo un prodotto, dal punto di vista
commerciale, superiore all’aceto, viene "bloccata" e mantenuta
tramite opportuna stabilizzazione a mezzo di anidride solforosa,
additivi vari, pastorizzazione, filtrazione etc.
Per assicurarsi della buona riuscita dell’operazione di
trasformazione in aceto, è utile innanzi tutto assicurarsi che il
vino di partenza non sia stato stabilizzato: l’unico modo per
saperlo è chiedere al produttore, se però il vino in questione ha
inacetito autonomamente significa che il vino non è stato
stabilizzato in sede opportuna oppure non è stato stabilizzato nel
modo adeguato. Inoltre ricordiamo che la presenza di fioretta
favorisce l’acescenza poiché favorisce lo sviluppo di batteri
acetici.
La produzione casalinga dell’aceto è concettualmente simile a quella
dello yogurt perché si basa sull’utilizzo di una coltura batterica
di partenza che fungerà da inoculo per "infettare" partite di
prodotto da trasformare. A differenza dello yogurt, nel cui caso i
batteri (qui lattici) vanno acquistati, per il vino da trasformare
in aceto è necessario costituire, per così dire, "dal nulla" la
coltura batterica da utilizzare; questa nel dialetto delle mie
parti, si chiama "marï", traducibile col termine "madre" poiché darà
origine al futuro aceto.
Per fare ciò si travasino due litri circa di vino in un contenitore
di capacità molto superiore (di solito si usa una damigiana piccola)
in modo tale che la superficie del vino a contatto con l’aria sia
consistente. Usando una damigiana, quindi un contenitore con
apertura ridotta, si eviterà il contatto con la polvere pur avendo
una sufficiente area a contatto con l’ossigeno.
In un arco di tempo di circa un mese a temperatura ambiente, i
batteri acetici si moltiplicheranno e formeranno un fondo dalla
consistenza spugnosa che fungerà da inoculo di batteri acetici per
il vino "sano" che man mano aggiungerete. Non si dovrà mai riempire
la damigiana ma aggiungere tanto vino quanto quello che man mano
verrà tolto perché ormai trasformato in aceto.
Una piccola nota che riguarda la temperatura: quella di una casa
normalmente riscaldata è più che sufficiente, quella di una cantina
non troppo fredda può andare bene ma per costituire la "marï" sarà
necessario un tempo superiore alle quattro settimane. Se si
volessero accelerare i tempi e quindi riscaldare artificialmente il
vino da trasformare (fornelli, etc.) si otterrà l’effetto opposto e
cioè i batteri acetici moriranno poiché il vino in questo modo
subisce una sorta di pastorizzazione.
L’aceto così ottenuto può essere subito utilizzato oppure può essere
aromatizzato a piacere con spezie o frutta o, avendo a disposizione
una piccola botte di rovere, essere invecchiato e reso balsamico.