VINO IN ESTATE? POCO, DI QUALITA’ E AI PASTI

E’ bene bere il vino di qualità, ma è bene berlo ai pasti, moderatamente e mai a digiuno”. Giorgio Calabrese (Università Cattolica di Piacenza), volto noto della tv, però avverte, dosi giuste. E le dosi giuste? A pranzo con un panino, un bicchiere per i maschi, mezzo per le donne; al ristorante i quantitativi raddoppiano: i bianchi vanno bene per chi ha fretta, ci vuole più tempo per assimilare i rossi ricchi di polifenoli e antiociani. Il consiglio: “12,5 gradi per i vini importanti, 11 gradi per i bianchi, e, solo una tantum, 14 gradi”. Carlo Tranquilli (medico del Coni e della Nazionale Under 21) sostiene che “lontano dalle gare e dagli allenamenti mezzo bicchiere di vino a tavola fa bene agli atleti”.
“In quantità modiche, il vino non interferisce assolutamente sul piano fisico e migliora la qualità dell’umore. E di norma gli atleti che devono vino ai pasti, hanno uno stile di vita migliore, in genere sono quelli che prendono (l’alcool dà 7 cal/gr), per Giovanni Battista Panatta (Università di Ferrara) “non si può nascondere che è una bevanda alcolica. A fare grande un vino, però, non sono i gradi, ma quelle centinaia di sostanze minori molto importanti, in particolare, per la prevenzione delle patologie coronariche”.
“I vantaggi di un consumo moderato su nutrizione e circolazione sono considerati evidenze scientifiche - dice Arturo Leone dell’Università di Salerno - Ovviamente con alcune limitazioni per i ragazzi che non si alimentano o che fumano molto il vino può essere dannoso. Ed è sconsigliato il consumo in età pediatrica, fino a 10/12 anni. Ma penso che sarebbe necessaria una comunicazione sul vino già dalla scuola elementare”.
Insieme all’olio di oliva, al pesce azzurro o all’attività fisica - afferma Francesco Orlandi (Università di Ancona) - il vino fa parte della dieta mediterranea e come tale va consigliato, anche in estate. Chiaramente un consumo moderato, che riduce anche il rischio di morte per infarto del miocardio tra il 21% e il 50% nei bevitori, rispetto agli astemi. E così per il diabete adulto, dove il pericolo scende del 42%”.


Il vino ha molti pregi ma le dosi devono essere modeste …
"Il vino - premette Alberto Bertelli, del dipartimento di Anatomia umana dell’Università di Milano - non va considerato un farmaco bensì uno di quei componenti che, in dosi modeste, entrano a far parte di un regime alimentare corretto. Detto questo, è ormai ampiamente provato che alcuni dei composti non alcolici del vino, in particolare, i polifenoli e il resveratrolo, abbiano effetti benefici sulla salute, in particolar modo per ciò che concerne la cardioprotezione. Anche le nostre ricerche stanno volgendo in questa direzione. Attualmente, ad esempio, stiamo indagando sull’attività "persuasiva" del resveratrolo nei confronti di una classe di cellule cardiache danneggiate dall’infarto. Sono le cellule "indecise", quelle cioè che dopo il danno non sanno se “suicidarsi” o riprendere a "pompare".

Ebbene, abbiamo visto che il resveratrolo convince queste cellule a riprendere il loro lavoro. Abbiamo, inoltre, anche dimostrato che piccolissime dosi di questo polifenolo riescono a diminuire i danni da stress ossidativi sulle cellule neuronali e a ristabilire le connessioni tra i vari neuroni". Dimostrazioni sperimentali confermate, poi, da recenti studi clinici su malati di Alzheimer. Anche il vino bianco, quello italiano in commercio, possiede un’attività cardioprotettiva. In questo caso, il merito è da di composti quali il tirosolo e l’acido caffeico, presenti anche nell’olio extravergine d’oliva. "Ciò che mi preme comunque sottolineare - prosegue l’esperto - è l’importanza delle dosi. Per ottenere effetti benefici basta una modesta quantità di vino da 120 a 150 cc al giorno, il contenuto del bicchiere "serving" americano rigorosamente a pasto, ossia a stomaco pieno". Sempre in Lombardia, all’università di Brescia, ricercatori coordinati da Enrico Agabiti Rosei hanno osservato direttamente il vino rosso "all’opera" nel dilatare i piccoli vasi sanguigni dell'uomo.


I suggerimenti degli esperti per coniugare salute e piacere
Piacere e salute dunque, un binomio ottimo ma raro. In ogni caso, sono molte le ricerche nazionali e internazionali che indagano i numerosi componenti del vino per individuare quelli responsabili degli effetti positivi sul nostro organismo.
La Francia, ad esempio, ha sviluppato ricerche sulla correlazione tra colesterolo "buono" (Hdl) e consumo regolare ma modesto (meno di 35 grammi di alcol al giorno) di vino rosso. Gli studiosi della facoltà di Medicina di Londra hanno dimostrato invece le proprietà cardioprotettive del vino rosso consumato, anche in questo caso, nella limitata misura di un bicchiere. Alcuni tra i composti chimici, i polifenoli, presenti nel vino inibiscono infatti la produzione di una proteina (il peptide Endotelina1) coinvolta nello sviluppo dell’aterosclerosi. Passando oltreoceano, una recente ricerca statunitense (Massachusetts General Hospital) ha evidenziato che l’alcol, in piccole dosi, avrebbe un’azione benefica sulla pressione sanguigna, abbassandola. E se un modesto consumo di vino rosso fa bene all’apparato cardiovascolare, un altrettanto saggio consumo di vino bianco pare aiuti a preservare i polmoni, hanno concluso i ricercatori della Scuola di medicina e scienze biomediche dell’Università di Buffalo.
Lo studio, condotto da Holger Schnemann, è stato presentato ad Atlanta, nel corso della conferenza internazionale dell’American Thoracic Society. Indipendentemente dal colore, piccole quantità di vino svolgono inoltre una funzione di sollecitazione ed attivazione della digestione, stimolano la diuresi e le difese immunitarie; migliorano la circolazione e combattono l’invecchiamento cellulare. Vista così sembrerebbe una bevanda miracolosa, ma fate sempre attenzione alle quantità.