IL PROSECCO DI CONEGLIANO-VALDOBBIADENE
La zona di
produzione si estende nella fascia collinare della provincia di Treviso
compresa tra le cittadine di Conegliano e Valdobbiadene. Un insieme di
catene collinari - con direzione est-ovest - che dalla pianura si
susseguono fino alle Prealpi, ad uguale distanza dalle Dolomiti da cui
rimangono protette a nord e l’Adriatico, che influenza positivamente il
clima e la natura del paesaggio. Conegliano è la città delle istituzioni
del vino e Valdobbiadene è il cuore produttivo. Venezia è a soli 50
chilometri, raggiungibile in poco più di mezz’ora in treno ed in auto.

La zona di produzione comprende il territorio di 15 comuni e si estende
su un’area di circa 18.000 ettari di superficie agricola. La vite è
coltivata solo nella parte più soleggiata dei colli, ad un’altitudine
compresa tra i 50 e i 500 metri sul livello del mare, mentre il versante
nord è spesso ricoperto di boschi.
Attualmente all’albo DOC sono iscritti più di 4300 ettari di vigneto,
lavorati da 5000 produttori: di questi, 106 ettari appartengono alla
sottozona del Superiore di Cartizze, da cui si ottengono ogni anno più
di un milione di bottiglie di ottimo spumante.
La forte pendenza delle colline, rendendo difficile la meccanizzazione
del lavoro, ha fatto sì che la conduzione dei vigneti sia rimasta quasi
sempre affidata ai piccoli viticoltori, Solo verso Conegliano vi sono
poche aziende di dimensioni più rilevanti. In cantina invece
l’evoluzione è stata continua: alle quattro cooperative e alle 15 grandi
case spuman- tistiche esistenti, si sono aggiunti via via numerosi nuovi
vignaioli. È proprio grazie a questo grande, pacifico esercito di uomini
ed al loro amore per la propria terra che si è potuto conservare il
paesaggio.
I ciglionamenti, le rampe ed i terrazzi hanno infatti plasmato nei
secoli i versanti ben esposti delle colline, modificandone le
caratteristiche e rendendo lo scenario ancora più suggestivo.
La viticoltura
nelle colline di Conegliano-Valdobbiadene è molto antica tanto che il
lavoro dell’uomo ha scolpito, nei secoli, i versanti più soleggiati dei
colli. Il Prosecco è presente in queste colline da più di due secoli. A
partire dal XIX secolo, con la fondazione a Conegliano della Scuola di
Viticoltura ed Enologia e della Stazione Sperimentale per la
Viticoltura, gli studi sul prosecco si sono molto sviluppati,
promuovendone la diffusione in tutta l’area. L’origine di questo vitigno
è misteriosa; per alcuni era addirittura già conosciuto ai tempi
dell’Impero Romano con il nome di Pucino, da cui si otteneva un vino
particolarmente apprezzato dall’imperatrice Livia
Augusta. Quel che è certo è che da oltre due secoli questo vitigno ha
trovato nelle colline di Conegliano-Valdobbiadene l’habitat ideale di
coltivazione, dove si sono diffusi diversi biotipi di cui uno ancora
oggi coltivato, opera di una selezione fatta nella seconda metà del
secolo scorso dal conte Balbi Valier: il Prosecco Balbi. A questa
selezione, la prima di cui si abbia notizia, è seguito negli ultimi 30
anni un grande lavoro dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura,
finalizzato alla salvaguardia della tipicità di un prodotto che deve
adattarsi alle diverse condizioni presenti nelle colline di
Conegliano-Valdobbiadene. Il Prosecco è rustico e vigoroso, con tralci
color nocciola e grappoli piuttosto grandi, lunghi, spargoli ed alati,
con acini di un bel giallo dorato immersi nel verde brillante delle
grandi foglie. Ma quali vitigni concorrono alla produzione del Prosecco
di Conegliano–Valdobbiaddene spumante conosciuto e apprezzato in tutto
il mondo? Il Prosecco è il vitigno che garantisce la struttura base al
vino di Conegliano-Valdobbiadene, ma Verdiso, Perera e Bianchetta,
vitigni considerati minori utilizzabili per un massimo del 15% nella
produzione del Prosecco DOC, possono, in alcune annate ed in alcune
zone, contribuire con le loro specificità a mantenere l’equilibrio
organolettico del vino. Il Verdiso è coltivato nella zona di Conegliano
dal 1700; nel XIX secolo era già molto diffuso, superando per produzione
ogni altro vitigno della zona. Viene oggi impiegato nella vinificazione
del Prosecco per aumentarne l’acidità e la sapidità ed equilibrare la
componente acida nelle annate calde. La Perera, varietà citata come
coltivata nella Provincia di Treviso già nel XIX secolo, era utilizzata
in piccole percentuali nella vinificazione del Prosecco, soprattutto
nella zona di Valdobbiadene, per aumentarne il profumo e l’aroma. Il
nome è dovuto forse al gusto particolare (di pera appunto) della polpa
o, più probabilmente, alla forma dell’acino simile ad una pera
rovesciata. La Bianchetta, citata fin dal ’500 e da alcuni autori e
ritenuta originaria del Trevigiano, è utilizzata per “ingentilire” il
Prosecco soprattutto nelle annate fredde poichè matura prima: per questo
è coltivata spesso nelle zone più alte e difficili insieme al Verdiso.
Il
Disciplinare prevede che le uve: devono provenire da vigneti dell’area
delimitata per legge, iscritti all’albo della Camera di Commercio di
Treviso, in cui sono riportati tutti i dati catastali che li
identificano. Le varietà: attualmente sono ammesse solo le uve di
Prosecco (minimo 85%) e di Verdiso, Perera, Bianchetta e Prosecco lungo
(massimo del 15%); La vinificazione: deve essere eseguita secondo le
norme previste dal Disciplinare e può avvenire solo all’interno dei
comuni della zona DOC.
Per
il Cartizze la vinificazione può avvenire solo all’interno del comune di
Valdobbiadene; L’imbottigliamento e la spumantizzazione: possono essere
eseguiti solo nelle cantine della provincia di Treviso, e Venezia per le
autorizzate; La commercializzazione: prima dell’imbottigliamento ogni
partita di vino deve superare l’esame organolettico eseguito dalle
commissioni di enologi della Camera di Commercio. Cinque regole semplici
ma molto precise pensate per garantire ai consumatori un’origine certa
ed una qualità eccellente, che ogni produttore deve rispettare per
avvalersi della denominazione “Conegliano Valdobbiadene”.
La vendemmia:
momento importante seguito dal Consorzio di Tutela, che controlla la
maturazione dell’uva, impartisce gli ultimi consigli ai produttori e,
nel corso di una riunione coi viticoltori, dà il via alle operazioni di
raccolta nelle diverse zone. La pressatura: avviene quando l’uva,
vendemmiata a mano e raccolta nei diversi vigneti, è portata in cantina,
per l’inizio delle lavorazioni. La pressatura viene fatta con macchine
che agiscono sugli acini in modo soffice, così da estrarre solo il mosto
fiore che proviene dal cuore dell’acino. Il Disciplinare prevede che da
100 kg di uva si possano ottenere al massimo 70 litri di vino. Dalle
vinacce ancora umide si ottiene poi, per distillazione, la profumata e
leggera grappa di “Prosecco”. La decantazione: dopo la pressatura il
mosto torbido viene lasciato riposare a freddo (5-10° C) in vasche di
acciaio. Trascorse circa 10-12 ore, la parte limpida del mosto viene
separata dal deposito e avviata alla fermen- tazione. La vinificazione:
avviene grazie ai lieviti che provocano la fermentazione alcoolica. La
vinificazione si compie in vasche di acciaio ad una temperatura costante
di 18-20° C e si protrae a circa 15-20 giorni. Normalmente le uve
provenienti da un singolo vigneto vengono vinificate insieme ed ogni
cantina conserva le diverse partite separate. La presa di spuma: avviene
quando il vino-base si è illimpidito. Solo allora si procede alla
spumantizzazione, opera- zione nella quale lo stile, il gusto e
l’esperienza dell’enologo svolgono un ruolo decisivo. Le diverse partite
di vino-base presenti in cantina, dopo un attento assaggio, vengono
assemblate: i vini che fino a questo momento sono stati tenuti distinti
per
provenienza, epoca di vendemmia e caratteristiche organolettiche,
vengono riuniti in proporzioni precise, tali da raggiungere un perfetto
equilibrio fra tutte le componenti. Solo qualche rara partita (cru), che
già in vigneto era apparsa dotata di un particolare stile o di un
equilibrio perfetto, viene spumantizzata in purezza. Per
l’imbottigliamento: vengono usate bottiglie diverse a seconda del tipo
di vino: la Renana o la Borgognona per il Tranquillo, la Champagnotta
per il Frizzante e la classica Prosecco per lo Spumante, tutte di colore
verde, che garantisce la protezione del vino dalla luce. Dopo 30-40
giorni di sosta in bottiglia il vino è pronto per essere
commercializzato.
Il Prosecco di
Conegliano-Valdobbiadene DOC nasce da precise regole che ne garantiscono
l’unicità e l’autenticità e da una tradizione che, pur adeguandosi ai
cambiamenti avvenuti, ha conservato nel tempo un’identità precisa ed
inconfondibile. Tranquillo, Frizzante o Spumante, il Prosecco DOC di
Conegliano Valdobbiadene si riconosce per il colore paglierino leggero,
per la moderata corposità, per l’esclusivo profumo fruttato e floreale.
Ecco una breve descrizione delle caratteristiche dei diversi tipi di
vino prodotti. Prosecco DOC di Conegliano Valdobbiadene Spumante Il
Prosecco Spumante esprime pienamente il suo carattere agile ed al tempo
stesso energico ed è prodotto prevalentemente in due versioni, l’Extra
Dry ed il Brut. Nella prima la rifermentazione si interrompe quando
ancora rimane una piccola percentuale di zuccheri (12-20 gr/l) nella
seconda è condotta quasi alla fine (15 gr/l massimo) in modo che lo
Spumante diventi più secco e asciutto. Brut È il Prosecco più moderno ed
ha un grande successo internazionale. Si caratterizza per profumi più
ricchi di sentori di agrumi e di note vegetali, che si accompagnano con
una piacevole nota di crosta di pane, unita ad una bella e viva energia
gustativa. Il perlage fine, assicura la persistenza del sapore e la
pulizia del palato, rendendolo a tavola, lo spumante per eccellenza. Da
apprezzare servito a 7-9° C su antipasti di pesce e verdure anche
elaborati, primi con frutti di mare e piatti di pesce al forno o, come è
in uso nella zona di produzione, a tutto pasto. Extra dry È il Prosecco
“classico”, la versione che combina l’aromaticità varietale con la
sapidità esaltata dalle bollicine. Il colore è paglierino brillante
ravvivato dal perlage. L’aromaticità è fresca e ricca di profumi di
frutta, mela, pera, con un sentore di agrumi che sfumano nel floreale.
In bocca il vino è morbido e al tempo stesso asciutto grazie ad una
acidità ben presente. Ottimo come aperitivo, è ideale servito ad 8-10°
C, su minestre di legumi e frutti di mare, paste con delicati sughi di
carne, formaggi freschi e carni bianche soprattutto pollame.
Maggiori
informazioni sul sito del
Consorzio Tutela Prosecco di
Conegliano e Valdobbiadene