I TAPPI DI SUGHERO: Amici-Nemici del Vino

Recenti studi fanno supporre la conoscenza dei tappi di sughero già all'epoca Romana, ma fino alla fine del '500 il loro utilizzo era riservato esclusivamente alla tappatura dei cocci usati per la conservazione del vino. Solo verso la fine del 1600, in Francia, i tappi di sughero furono utilizzati per la chiusura delle prime bottiglie di vetro destinate allo Champagne.
Infatti Dom Perignon, l'abate che "inventò lo champagne", utilizzava il sughero per tappare le sue bottiglie di spumante. Ma oltre al sughero nel passato erano diffuse anche altre chiusure per tappare le bottiglie di vino: si usavano infatti cavicchi di legno, argilla, gesso, tutoli di mais, etc… ma nessuna di queste chiusure era, da sola, capace di evitare il passaggio dell'aria all'interno della bottiglia quindi venivano usate insieme a una serie di coperture esterne spalmate sopra di esse come mastici, resine, pece o loro miscugli. Il sughero invece dimostrava, con le sue doti naturali e durevoli nel tempo, di essere un'ottima chiusura e di poter partecipare attivamente all'affinamento del vino.
Pur facendo di tutto per seguire le regole d'oro della conservazione (temperatura
e umidità costanti, buio, silenzio e tranquillità) qualche cosa può andare storto. Le statistiche rivelano che, anche tra le bottiglie di un certo pregio, il 6% delle bottiglie stappate riservano una brutta ed inconfondibile sorpresa: il tappo si è rovinato e di conseguenza il vino è da buttare.

Si tratta di una percentuale elevata, vista e considerata la preziosità del vino. Eppure sembra che non ci sia nulla da fare. Per quanto si siano fatti dei progressi nella produzione dei tappi, la loro effettiva durata è una scommessa. Di tappi ne esistono di diversi tipi: alcuni sono di quaòità migliore e dunque dovrebbero garantire una tenuta maggiore, altri sono decisamente scadenti in partenza e dunque destinati solo a vini di qualità inferiore.

fustellaturaRiconoscerli è piuttosto semplice: i migliori sono ricavati da un unico pezzo di sughero, sono lunghi almeno 4 centimetri, di colore uniforme (chiaro) con venature regolari e pulite. I peggiori, invece, sono prodotti incollando insieme gli scarti di lavorazione dei tappi buoni. Si chiamano "agglomerati" e non sono indicati per una lunga conservazione del vino. I mezzo ci sono i tappi detti "rondellati", ossia tappi agglomerati che però hanno alle estremità una o due rondelle di sughero buono. Anche in questo caso la tenuta sul lungo periodo non è garantita per vini da bere in tempi brevi vanno benissimo.

Purtroppo per ricavare tappi di qualità bisogna adattarsi ai ritmi della natura che sono molto lenti infatti il sughero dai cui si producono i tappi viene estratto dalla corteccia di particolari querce che prima di entrare sosta delle plance di sugheroin produzione devono avere almeno 10 anni. Da quel momento è possibile scorticarle una volta ogni 10 anni e considerando che i risultati migliori si ottengono dopo la seconda o terza scorticata per ottenere tappi di qualità bisogna attendere almeno 30 anni. Inoltre, come per tutte le piante, la loro durata non è eterna e con il tempo la produzione diminuisce e la qualità tende a peggiorare.

La Quercus Suber L. trova il suo habitat ideale nel bacino del Mediterraneo, ed in particolare in Sardegna, nel sud della Francia e della Spagna, nel nord della Tunisia, del Marocco e dell'Algeria, e nel centro-sud del Portogallo, che pur non essendo una nazione mediterranea ha condizioni ambientali favorevoli.

Natura, struttura e composizione chimica conferiscono al sughero quelle proprietà che lo rendono unico. L'ermeticità è la principale caratteristica che ne giustifica la scelta ed è legata alla presenza della suberina, una sostanza organica che costituisce gran parte della membrana cellulare del sughero. Essa è insolubile, inerte, flessibile e plastica i in più non trasmette odori e sapori sgradevoli alle sostanze con cui viene a contatto.
L'elasticità porta poi a una perfetta aderenza con il collo della bottiglia tale da impedire perdite di liquidi e scambi gassosi con l'esterno.
La limitatissima porosità del sughero è spiegabile con il fatto che i tessuti di cui è costituito sono impermeabili e le cellule che li compongono non sono comunicanti tra loro. Questo spiega perché il vino a contatto con il tappo penetra per pochissimi millimetri.

L'importanza di queste caratteristiche è anche legata alla loro durata nel tempo: non è facile dire per quanti anni un tappo sia in grado di garantire una tenuta perfetta, solitamente dopo 15 - 20 anni il sughero comincia a perdere elasticità quindi è consigliabile la ritappatura anche se non sono rari i casi di vini ottimamente conservati con il tappo originale anche per periodi di tempo più elevati. Ricordiamo infine l'elevato grado di lavorabilità del sughero che lo rende molto versatile e adatto a molteplici impieghi.

tappi in siliconeDa qualche anno a questa parte molte case vinicole stanno iniziando ad usare tappi sintetici, fatti con materiali destinati ad essere praticamente eterni. Peraltro i più rimangono perplessi quando comprano una bottiglia e si accorgono che è tappata con un turacciolo sintetico. Questo ha limitato la diffusione di questi nuovi tappi che, in realtà, potrebbero rappresentare una soluzione eccellente in alcuni usi particolari. Di sicuro non favoriscono lo scambio di ossigento con l'esterno, processo essenziale per favorire la maturazione dei rossi da lungo invecchiamento, ma di sicuro proteggono il vino nel tempo e non lo rovinano.

Il gusto di tappo, la maggior parte delle volte, è dovuto allo sviluppo di sostanze odorose prodotte da funghi e batteri che attaccano il sughero. I possibili funghi presenti sulla pianta o sviluppatisi sulle plance nelle fasi di lavorazione, non possono essere quelli che causano il difetto in bottiglia, perché gli attenti controlli vengono effettuati proprio per scartare la materia prima difettosa. Funghi e batteri normalmente presenti in cantina possono attaccare i costituenti del sughero e quindi originare composti come il tricloroamisolo e il guaiacolo che sono le principali sostanze che contribuiscono a conferire il gusto di tappo. L'unica cosa che si può fare contro questi attacchi è mantenere l'igiene di cantina anche se a volte non è sufficiente e "la bottiglia che sa di tappo" si può ritrovare anche presso i produttori più rinomati. Esiste però un'alterazione del vino che fa sì che questo assuma il caratteristico gusto di tappo, anche se non è mai stato imbottigliato.
Il fenomeno è causato da alcune sostanze utilizzate in cantina per trattare i contenitori in legno affinché non vengano tarlati. Queste sostanze, che sono tetraclorofenoli e l'ipoclorito, qualora l'ambiente sia molto umido subiscono una mutilazione che è una reazione chimica che porta alla trasformazione di questi prodotti in tricloroamisolo e quindi al gusto di tappo anche in vini che tappi non ne hanno mai visti!
Altri difetti, che portano a scambi gassosi con l'esterno della bottiglia o a perdita di prodotto per colosità, sono ascrivibili solo a una cattiva qualità del tappo dovuta magari ad errori in fase di trasformazione o in fase di imbottigliamento, questi sono a tutt'oggi poco comuni ed evitabili. La concorrenza da parte delle chiusure con materiali diversi dal sughero è molto forte e ciò è un motivo in più per spingere la tecnologia che opera in questo settore a perfezionarsi per essere concorrenziale.

Quindi è consigliabile a cercare bottiglie con tappi di qualità, interi ed in sughero per i rossi che vogliamo conservare per molti anni ma di provare la "soluzione sintetica" ad esempio con vini bianchi e più in generale con tutti quei vini che intendiamo bere nel giro di breve tempo.

Un ultimo consiglio: se vogliamo mettere in cantina un grande rosso, compriamo minimo due bottiglie, potremo così rimediare, almeno in parte, alla beffa di un tappo ed un vino che si è rovinato dopo anni di attesa.